POLITICA DI COESIONE:

Politica di coesione: enti locali chiedono una maggiore dotazione finanziaria

La viva preoccupazione  dei rappresentanti locali e regionali europei di  "essere privati degli strumenti necessari per rispondere in modo efficace alle sfide che si trovano ad affrontare " è stata espressa dal presidente del Comitato delle Regioni in una lettera inviata ai capi di Stato e di Governo. "Nuovi tagli alla voce della politica di coesione  potrebbero danneggiare le prospettive di crescita e  la ripresa economica" ha sottolineato il presidente Ramón Luis Valcárcel.
Regioni e città europee sottolineano così la necessità di garantire l'equilibrio di bilancio tra le diverse voci del quadro finanziario pluriennale  e chiedono una maggiore dotazione finanziaria da destinare alla politica di coesione.

“Rinunciare ad  una fonte di sostegno come il bilancio dell'Unione europea, di cui il 94% è dedicato agli investimenti e che rappresenta l'unica risorsa pubblica stabile, pluriennale per sostenere la crescita e l'occupazione, sarebbe un grave errore " ha ancora sottolineato Valcarcel, che ha ricordato l'effetto leva dell'investimento pubblico e privato tramite co-finanziamento a livello locale, regionale e nazionale.

I rappresentanti degli enti locali e regionali dell'Unione europea si impegnano da parte loro ad  utilizzare i fondi nel modo più efficace possibile e  a garantire  che i finanziamenti europei assicurino risultati concreti  e portino ad investimenti di più  alta qualità.

Valcárcel invita infine il Consiglio europeo a garantire che la decisione sul quadro  finanziario pluriennale sia coerente con gli impegni assunti dagli Stati membri nel quadro del Patto per la crescita e l'occupazione. In particolare per quanto riguarda "la necessità di mobilitare tutti i livelli, gli strumenti e le politiche per rendere gli investimenti effettivamente disponibili sul territorio".

FONDO EUROPEO per LA DEMOCRAZIA

Fondo europeo per la democrazia: Ue stanzia sei milioni

Nel quadro della nuova politica europea di vicinato l’Unione europea ha deciso lo stanziamento di sei milioni di euro per garantire il rapido avvio del Fondo europeo per la democrazia.

 

Si tratta di un meccanismo di finanziamento rapido e flessibile per i beneficiari che non sono supportati (o non lo sono sufficientemente), soprattutto per motivi giuridici o amministrativi. Possibili destinatari: giornalisti, blogger, ONGs non registrate, movimenti politici, in particolare quando  questi attori operino in  contesto politico incerto. Questo sarà proprio il valore aggiunto dell' EED. Il focus geografico sarà inizialmente, anche se non esclusivamente, la regione europea di vicinato. Lo European Endowment for Democracy (EED) assume la forma di una Fondazione di diritto privato con sede in Belgio, autonoma dall'Unione europea, governata da un proprio Statuto e propri organi. Non si tratta quindi di uno strumento europeo, ma completa gli attuali strumenti di cooperazione dell'UE. In particolare,  garantirà coerenza, sinergie e valore aggiunto alle attività svolte dallo Strumento europeo per la democrazia ed i diritti umani (EIDHR), dallo Strumento per la stabilità o dallo Strumento per la società civile.

LE CITTA' di TRANSIZIONE

e “città” di Transizione

Cosa sono le città (villaggi, foreste, isole) di Transizione?

Tutto comincia con un piccolo gruppo di persone motivate appartenenti alla stessa comunità che si riuniscono per condividere la stessa preoccupazione: come può la nostra comunità rispondere ai rischi e alle opportunità che ci si presentano a causa del Picco del Petrolio e del Cambiamento Climatico?

Così co

minciano formando un Gruppo Iniziale o Gruppo Guida e adottando il modello filosofico e operativo della Transizione (che trovate spiegato qui in modo esteso, e qui e qui in sintesi) con l’intenzione di coinvolgere un numero significante di persone all’interno della comunità e far nascere una Iniziativa di Transizione.

Una Iniziativa di Transizione è una comunità (come queste in Italia e queste nel resto del mondo) che lavora tutta insieme guardando il Picco del Petrolio e il Cambiamento Climatico dritti negli occhi cercando una risposta alla domanda:

Come possiamo aumentare la nostra resilienza (per mitigare le conseguenze del Picco del Petrolio) e ridurre drasticamente le nostre emissioni di CO2 (per mitigare gli effetti del Riscaldamento Globale) in tutti gli aspetti della vita e delle attività di questa comunità?

Per arrivare alla risposta mette in atto un processo informativo e creativo di:
» diffusione delle informazioni in merito al Picco del Petrolio al Cambiamento climatico e alla necessità di intraprendere azioni promosse dalla comunità per aumentare la resilienza e ridurre le emissioni ci CO2
» collegamento con le realtà esistenti già attive nella comunità
» creazione di relazioni con l’amministrazione locale
» collegamento con le altre Iniziative di Transizione
» formazione di gruppi che si occupino di tutte le tematiche fondamentali per la vita della comunità (alimentazione, energia, trasporti, salute, aspetti psicologici, economia e sostentamento, ecc.)
» realizzare progetti mirati a far comprendere a tutti l’importanza del coinvolgimento della comunità nei processi di costruzione della resilienza e diella riduzione delle emissioni di CO2
» arrivare alla definizione un Piano di Decrescita Energetica progettato definito e messo in pratica dalla comunità in una scala temporale di 15/20 anni

Il tutto si concretizza nella produzione di un vasto numero di progetti coordinati che abbracciano tutte le aree e gli ambiti della vita della comunità.

All’interno di una comunità in Transizione vengono riconosciuti due punti cruciali:
1.Abbiamo usato un’immensa quantità di creatività, ingenuità e adattabilità durante il percorso di crescita energetica che la nostra civiltà ha compiuto fino ad oggi grazie alle fonti di energia fossili e non c’è ragione per non fare lo stesso anche nel percorso di decrescita che dobbiamo fronteggiare.
2.Se agiamo subito, in modo collettivo, è molto probabile riuscire a creare un nuovo e piacevole modo di vivere con maggiori relazioni tra le persone e maggiore integrazione con l’ambiente rispetto all’attuale frenetico sistema dipendente dal petrolio.